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    <title>Everyday Omens: significato di segni e superstizioni</title>
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    <description>Che cosa significa una civetta alla finestra, un gatto nero o uno specchio rotto? Presagi e superstizioni di ogni giorno, con fonti e cause naturali.</description>
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      <title>Donnola che attraversa la strada</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Nel Bellunese la donnola andava chiamata «bella donnola», altrimenti si vendicava. In Romagna, quando minacciava i pulcini, la massaia batteva due ferri e le recitava una filastrocca per mandarla dalla vicina.</description>
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      <title>Lepre che attraversa la strada</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli veder attraversare la strada da una lepre era di cattivo augurio, forse per un antico presagio latino. Si credeva anche che la lepre non vedesse gli oggetti che aveva proprio davanti agli occhi.</description>
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      <title>Vedere una salamandra</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Un poeta siciliano del Cinquecento cantava la salamandra che si nutriva di fuoco e rinnovava la pelle tra le fiamme. In Friuli e nel Bellunese, invece, le salamandre servivano a prevedere la pioggia.</description>
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      <title>Coltelli incrociati</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia non si mettevano mai coltelli in croce sulla tavola, a Roma incrociare coltelli o posate portava cattivo augurio, e in Friuli si evitavano le croci di posate e di fuscelli, per non attirare malanni.</description>
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      <title>Essere in 13 a tavola</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Per i romani, se si mangiava in tredici, entro l’anno uno dei commensali sarebbe morto. In Sicilia, quando il conto dava tredici, si cercava subito qualcuno in più per rompere il numero.</description>
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      <title>Letto con i piedi verso la porta</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Abruzzo il letto non doveva stare di fronte all’uscio con i piedi di chi dormiva rivolti verso la porta, perché così si stendevano i morti. In Friuli, sistemarlo così senza badarci faceva temere una morte vicina.</description>
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      <title>Pane capovolto a tavola</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Abruzzo il pane capovolto non doveva stare né sulla tavola né nella madia, e i friulani evitavano di metterlo in tavola rovesciato per non attirare malanni. Ancora oggi c’è chi lo rigira senza pensarci, appena lo vede a pancia in su.</description>
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      <title>Il pane che cade a terra</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>A Roma, quando un pezzo di pane cadeva per terra, bisognava raccoglierlo e baciarlo; se si era sporcato e non si poteva più mangiare, si buttava sul fuoco. In Abruzzo lo si raccoglieva subito e lo si baciava per rispetto.</description>
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      <title>Regalare coltelli</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli non si regalavano aghi, forbici o coltelli, perché avrebbero tagliato l’amicizia, e in Sicilia non si donavano coltelli agli amici. In alcuni paesi d’Abruzzo, però, i coltellini erano un dono normale per la fidanzata.</description>
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      <title>Toccare ferro</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Italia, per scongiurare la sfortuna, non si tocca legno ma ferro. A Isnello, in Sicilia, ci si difendeva così dai malefici, e i bambini romani giocavano ad «attacca-ferro»: chi toccava il ferro non poteva essere preso.</description>
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      <title>Vino versato</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Abruzzo l’olio versato faceva temere disgrazie, ma il vino rovesciato era di buon augurio. Ai pranzi di nozze lo sposo a volte arrivava a tirare la tovaglia, perché rotture e vino versato portavano bene.</description>
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      <title>Avere il singhiozzo</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Abruzzo, quando il singhiozzo veniva a un adulto, si diceva che qualcuno lo stesse nominando. Per scoprire chi fosse si elencavano molti nomi, e l’ultimo della lista indicava la persona giusta.</description>
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      <title>Bruco in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Per i friulani il bruco che cammina a compasso, se cadeva addosso a qualcuno, gli prendeva le misure. Nel Monferrato il bruco del macaone era odiatissimo, e quando lo si vedeva bisognava sputargli contro tre volte.</description>
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      <title>Centopiedi in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli i centogambe si chiamavano «fortune» e non si uccidevano mai, perché si credeva che portassero bene. C’era però chi guardava l’ora: visti prima di mezzogiorno, portavano malanni; dopo, annunciavano buona ventura.</description>
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      <title>Scorpione in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli lo scorpione si credeva velenosissimo, ma la sua comparsa era indizio di pioggia e perfino dell’arrivo di denari. Le sue punture, si diceva, erano più pericolose nei mesi senza la «r».</description>
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      <title>Sfinge testa di morto</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli la sfinge testa di morto che entrava in casa di notte si vedeva con terrore ed era di cattivo augurio. Non bisognava però ucciderla: si cercava di cacciarla fuori, con calma.</description>
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      <title>Alone intorno alla luna</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia la luna con l’alone prediceva pioggia e vento, e il vento sarebbe stato più furioso dalla parte in cui il cerchio era spezzato. Nel Monferrato si diceva: luna con l’alone, o acqua o neve.</description>
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      <title>La Candelora e l’inverno</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Il 2 febbraio, festa della Candelora, nell’Appennino marchigiano uno sposo esclamava: «La Candelora, dall’inverno semo fuora». A Nicosia, invece, il bel tempo di quel giorno era un cattivo segno.</description>
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      <title>Pioggia con il sole</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia, quando durante la pioggia spuntava il sole, la volpe, diceva il proverbio, si sposava. A Francofonte la filastrocca precisava che la volpe aveva promesso la figlia di nascosto dal padre.</description>
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      <title>Rosso di sera, bel tempo si spera</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Per i friulani il sole rosso al mattino annunciava pioggia per la sera, e il sole rosso alla sera bel tempo per il giorno dopo. In Sicilia si ripeteva: «Russura di sira, bon tempu tira».</description>
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      <title>Sposa bagnata, sposa fortunata</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Oggi si dice «sposa bagnata, sposa fortunata», ma nell’Ottocento si diceva quasi il contrario: in Sicilia la pioggia sulle nozze era un pessimo augurio, in Friuli la sposa avrebbe pianto, a Lanciano e nelle Marche la si prendeva in giro.</description>
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      <title>Tuoni e temporale</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>A Noto si diceva che il tuono fosse il nonno che aggiustava le botti, e a Palermo si contavano i battiti del polso tra lampo e tuono. Nelle Marche, all’arrivo della grandine, si gettava nell’aia la catena del camino.</description>
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      <title>Albero di fico vicino a casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia chi dormiva sotto un fico nelle ore più calde poteva fare strani incontri: ad Avola, si diceva, una figura con un coltello in mano, a Montevago le fate con i loro doni. Il fico, poi, sembra non fiorire mai.</description>
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      <title>Albero di noce vicino a casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Secondo una credenza di Caltavuturo, in Sicilia, chi piantava un noce sarebbe morto quando il tronco avesse raggiunto la grossezza della sua testa. In Abruzzo si credeva lo stesso, e perciò i noci li piantavano i vecchi.</description>
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      <title>Basilico sul balcone</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia il basilico era simbolo d’amore ricambiato, e il giorno di San Giovanni le donne si scambiavano vasi di basilico per diventare comari. In Friuli un rametto donato all’innamorato lo manteneva fedele.</description>
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      <title>Piantare il prezzemolo</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>A Borgetto, in Sicilia, il prezzemolo si seminava nell’orto e non nei vasi di casa, dove si diceva che accorciasse la vita al capofamiglia. Per i friulani, prima di nascere, andava cinquanta giorni dal diavolo.</description>
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      <title>La ruta contro il malocchio</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>A Roma, quando si andava ad abitare in una casa nuova, le prime cose da portarci erano olio, vino, carbone e una pianta di ruta. Nella penisola sorrentina due foglioline di ruta in tasca proteggevano dal malocchio.</description>
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      <title>Gallina che canta come il gallo</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>A Roma si diceva «Gallina che ccanta da gallo, innizio certo de quarche sballo», e alla gallina si tirava il collo. Nelle Marche, però, se cantava come il gallo e faceva anche l’uovo, portava buone notizie.</description>
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      <title>Il primo canto del cuculo</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli, al primo canto del cuculo dell’anno, si contavano in fretta le monete che si avevano in tasca: tante se ne sarebbero avute tutto l’anno. In Sicilia, invece, il cuculo era di cattivo augurio come la civetta.</description>
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      <title>Rondine che entra in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli la rondine era un animale di ottimo augurio, e si consideravano fortunate le case dove faceva il nido. A Naro e a Piazza Armerina chi la catturava le legava al piede un nastrino con il proprio nome e la lasciava libera.</description>
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      <title>Rondini che volano basse</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Per i friulani le rondini che volavano rasente terra e sfioravano l’acqua predicevano la pioggia, e lo stesso valeva nel Monferrato. Fra i presagi del tempo è uno dei più fondati: le rondini seguono gli insetti.</description>
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      <title>Tortora sul balcone</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Per i friulani le tortore che venivano a fare il nido vicino a casa portavano bene. Un canto popolare di Acireale descriveva la tortorella rimasta senza compagno che vagava piangendo per la campagna.</description>
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      <title>Vedere una colomba bianca</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia la colomba era simbolo di candore e innocenza, e a Ciminna la si diceva benedetta da Dio per il ramoscello d’ulivo portato all’Arca. In Friuli era un uccello di buon augurio.</description>
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      <title>L’acqua di San Giovanni</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Nella notte tra il 23 e il 24 giugno, a Campli, in Abruzzo, si lasciavano sui davanzali bacili d’acqua con fiori ed erbe odorose, per lavarsi al mattino. A Teramo si raccontava che in quella notte sole e luna si bagnassero nell’acqua.</description>
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      <title>Di Venere e di Marte non ci si sposa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>«Sia di Venere, sia di Marte, non si sposa, né si parte», si diceva in Terra d’Otranto, e a Roma il proverbio era quasi uguale: martedì e venerdì erano giorni da evitare per le nozze e per i viaggi.</description>
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      <title>In bocca al lupo, crepi</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>«In bocca al lupo» è il modo italiano di augurare buona fortuna senza nominarla, e chi lo riceve risponde «Crepi!», cioè crepi il lupo. Secondo l’Accademia della Crusca nascerebbe da un antico augurio rivolto ai cacciatori.</description>
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      <title>Le lenticchie a Capodanno</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>A Roma, il primo giorno dell’anno, si mangiavano uva passa e lenticchie con il cotechino, perché così si sarebbero contati quattrini tutto l’anno. In Abruzzo le lenticchie non potevano mancare la sera del 24 dicembre.</description>
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      <title>La moneta nella Fontana di Trevi</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Oggi chi visita Roma lancia una moneta nella Fontana di Trevi, di spalle, per assicurarsi di tornare. Più di un secolo fa si beveva la sua acqua, e poi, per farsela amica, si gettavano soldi nella vasca.</description>
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      <title>Provare la fede di un’altra</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>Secondo una credenza di Pettorano, in Abruzzo, la ragazza che si infilava al dito la fede di una donna sposata avrebbe aspettato marito tanti anni quanti erano gli occhi che la vedevano con quell’anello.</description>
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      <title>Sposarsi a maggio</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Romagna si escludeva maggio dalle nozze perché si credeva che gli sposi di quel mese diventassero pazzi, a Caluso lo si riteneva nefasto, a Isnello portava malanni. Nelle Marche si diceva: di maggio ragliano gli asini.</description>
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      <title>Il topolino dei denti</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 14:18:58 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli, per convincere i bambini a lasciarsi togliere i denti da latte, si diceva che sarebbe venuto il topo a prenderli. Il dente si nascondeva in un buco del muro, e al suo posto i genitori lasciavano una moneta o qualche confetto.</description>
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      <title>Gatto nero che attraversa la strada</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>A Roma, nei primi del Novecento, il gatto nero portava fortuna. In Sicilia la sua vista era tra i presagi di lutto in famiglia. Lo stesso animale che ti taglia la strada riceveva due verdetti opposti.</description>
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      <title>Geco in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Chi trova un geco in casa oggi si chiede soprattutto se porti fortuna. Nella Sicilia dell’Ottocento, invece, lo si temeva. Intanto lui fa una cosa sola: caccia insetti vicino alla luce.</description>
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      <title>Lucertola in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli la lucertola portava buon augurio, e trovarne una con due code era una gran ventura. In Sicilia le lucertoline non si uccidevano, perché portavano la buona sorte.</description>
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      <title>Pipistrello in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In gran parte della Sicilia il pipistrello era temuto, ma a Messina era di buon augurio: dove entrava portava ricchezza, e non andava ucciso. In Friuli lo si cacciava fuori con la scopa, senza fargli male.</description>
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      <title>Un rospo davanti casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Per i siciliani le Donne di fuora, misteriose figure che giravano di notte per le case, sorprese dal giorno diventavano rospi. Per questo il rospo non si uccideva: poteva essere una di loro.</description>
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      <title>Serpente in giardino</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Ad Acireale si risparmiavano i serpenti che vivevano nel rosmarino o vicino a una fontana: potevano essere reginelle incantate. Un serpente in giardino, nelle vecchie storie, aveva diritto al suo rifugio.</description>
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      <title>Topo in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>A Roma, un tempo, per liberare la casa dai topi si chiamava il prete a maledirli. In Friuli le invasioni di topi campagnoli erano lette come un castigo. Oggi conviene cercare una spiegazione più vicina.</description>
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      <title>Trovare una tartaruga</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia la tartaruga era un genio tutelare della casa e poche famiglie del popolo ne erano prive: sotto quella forma, si diceva, poteva nascondersi la fortuna in persona.</description>
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      <title>Vedere una volpe</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Nel Bellunese la volpe passava per uno degli animali in cui il diavolo amava nascondersi, e in Friuli la si temeva per i pollai. Vederla oggi ai margini di un paese è l’incontro con un animale che si è adattato a noi.</description>
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      <title>Cappello sul letto</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli il cappello da uomo sul letto aveva due significati opposti: nei dintorni di Latisana, posato sul letto matrimoniale, scioglieva i sortilegi; in altre zone della regione era di cattivo augurio.</description>
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      <title>Olio che cade</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia l’olio versato per terra era un presagio funesto «notissimo», e a Palermo lo si copriva subito di sale. In Abruzzo, però, l’olio che cadeva sul vestito prometteva abbondanza.</description>
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      <title>Sale che cade</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>A Roma e in Friuli il sale versato a tavola portava disgrazia. La contromossa stava nello stesso sale: un pizzico raccolto subito e gettato dietro le spalle, in Friuli senza guardare dove cadeva.</description>
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      <title>Specchio rotto</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>A Roma uno specchio rotto annunciava una gran disgrazia, e un oggetto caduto di mano e andato in pezzi ne avrebbe chiamati altri due nella stessa giornata. Le raccolte citate qui non parlano di sette anni.</description>
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      <title>Occhio che balla</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Abruzzo l’occhio sinistro che batteva era indizio di una disgrazia vicina, mentre a Roma voleva dire che qualcuno parlava di te. Un detto abruzzese lasciava però aperta una terza via: la buona speranza.</description>
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      <title>Orecchio che fischia</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Un orecchio che fischia, in Abruzzo come a Roma, era l’avviso che altri stavano parlando di te. A Roma il lato decideva il tono: a destra una lingua cattiva, a sinistra una lingua buona.</description>
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      <title>Prurito al naso</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>A Roma, quando il naso prudeva, c’era chi diceva che stava per arrivare un sacco di pugni. Altri sostenevano proprio il contrario: al posto dei pugni sarebbero arrivati dei baci.</description>
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      <title>Prurito alla mano</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>A Roma, se prudeva il palmo della mano destra, si sarebbero ricevuti soldi; se prudeva la sinistra, si sarebbero dovuti dare. In Sicilia la mano che prudeva prometteva qualcosa da riscuotere.</description>
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      <title>Starnutire</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Nella penisola sorrentina a chi starnutiva si augurava felicità, con un «Viva!» o un «Felicità!», e si rispondeva «Grazie!» o «Santo e viecchio!». Nel Canavese, invece, certi starnuti del mattino erano un cattivo presagio.</description>
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      <title>Ape in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Per i romani l’ape in volo intorno a qualcuno era la messaggera di una buona notizia, e in Abruzzo un buon augurio. Una leggenda abruzzese spiega perché: fu l’unico insetto ad accorrere subito quando qualcuno ebbe bisogno.</description>
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      <title>Cavalletta in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia le cavallette si chiamavano «griddi», come i grilli. A Castelbuono se ne prendeva una in mano e le si chiedeva quanto avrebbe dato la vigna, leggendo la risposta nel movimento delle zampe.</description>
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      <title>Coccinella in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Abruzzo la coccinella era messaggera d’amore. In Sicilia aveva nomi di santi e i bambini la lasciavano salire sul dito finché non spiccava il volo. Trovarla in casa era una visita gradita.</description>
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      <title>Falena in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Un proverbio siciliano descrive la falena con precisione: gira tanto intorno alla candela che finisce per bruciarsi le ali. In Toscana, invece, le farfalline serali intorno al lume si chiamavano «fortune».</description>
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      <title>Farfalla in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Nella penisola sorrentina una farfalla che entrava in casa portava buone nuove. In Sicilia, quando entrava la sfinge grigia detta «uccellino della buona nuova», si chiudevano le imposte per trattenerla.</description>
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      <title>Formiche in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Abruzzo una fila di formiche dentro o vicino a casa era indizio di abbondanza, e nella penisola sorrentina trovarsene una addosso era lieto augurio. «Annata furmiculara, annata frumentara», si diceva in Sicilia.</description>
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      <title>Grillo in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli il grillo del focolare era quasi un genio benefico della famiglia, da non uccidere mai. In Abruzzo, se un grillo ti saltava addosso, portava buon augurio e ricchezza.</description>
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      <title>Moscone in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>A Roma il moscone che ronzava per casa era il messaggero di una visita o di una notizia. Nella Valle Peligna, in Abruzzo, una specie di moscone, l’«aszone», portava buone nuove. Un ronzio fastidioso diventava un’attesa.</description>
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      <title>Ragno porta guadagno</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>«Ragno porta guadagno», dicevano i veneziani, e anche a Roma il ragno prometteva guadagno. Per questo non si disfacevano le sue tele: nel Bellunese distruggerle in stalla portava malanno.</description>
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      <title>Vedere una libellula</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Nel Bellunese la libellula aveva due nomi opposti: «cava-oci», perché i bambini temevano che puntasse agli occhi, e «anzoléti del Signor», angioletti del Signore. In Friuli la si credeva capace di accecare i cavalli.</description>
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      <title>Vedere una mantide religiosa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia i bambini interrogavano la mantide religiosa: dalla zampa che muoveva capivano dove si trovava il padre lontano. A Catania uno dei suoi nomi era proprio «furtuna».</description>
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      <title>Vespa o calabrone in casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>A Roma la vespa che ronzava attorno a qualcuno prometteva una «nova lesta», una notizia rapida. In Abruzzo il calabrone verde portava buon augurio a Sant’Eusanio del Sangro e nozze a Sulmona; quello nero no.</description>
    </item>
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      <title>Un’eclissi di sole</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia e in Abruzzo l’eclissi era una lite tra il sole e la luna. Se avesse vinto la luna, il mondo sarebbe finito; ma vinceva sempre il sole, e tutto tornava come prima.</description>
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      <title>I giorni della merla</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>I giorni della merla sono gli ultimi tre giorni di gennaio, ritenuti i più freddi dell’anno. Già nel 1740 Sebastiano Paoli scriveva che i milanesi li chiamavano così, e ne raccontava due origini legate al Po ghiacciato.</description>
    </item>
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      <title>La notte di San Lorenzo</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>La notte di San Lorenzo cade il 10 agosto. In Abruzzo, a Ortona e a Vasto, le stelle cadenti erano chiamate le lacrime del santo, morto sulla graticola: un dolore antico che ogni estate tornava a cadere dal cielo.</description>
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      <title>Vedere un arcobaleno</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia e in Friuli i colori dell’arcobaleno predicevano il raccolto: il giallo il grano, il rosso il vino, il verde l’olio o il foraggio. «Arcu di Nuè, tempu leggiu è», si diceva a Nicosia.</description>
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      <title>Vedere una stella cadente</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Sicilia, davanti a una stella cadente, non si esprimeva un desiderio per sé: le si augurava «A bon locu vaja!», che vada in un buon posto. A Siculiana, poi, non la si indicava con il dito.</description>
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      <title>Trovare un ferro di cavallo</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>A Roma i vecchi ferri di cavallo trovati per strada si attaccavano o si inchiodavano dietro la porta di casa per tenervi la fortuna. In Sicilia il ferro di cavallo era la difesa più efficace contro la jettatura.</description>
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      <title>Trovare un quadrifoglio</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli trovare uno stelo di trifoglio con quattro foglioline portava fortuna. Nel 1647 un sarto della Carnia fu denunciato al Sant’Uffizio per aver cercato di dare al trifoglio poteri ben più grandi.</description>
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      <title>Gufo o civetta vicino a casa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Un proverbio abruzzese voleva che la civetta portasse fortuna alla casa su cui si posava e sventura a quella verso cui guardava. In Sicilia, invece, il suo canto notturno era temuto come annuncio di lutto.</description>
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      <title>Vedere un corvo</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Per i siciliani il corvo era diventato nero a forza di pensare ai fatti degli altri. Nel Bellunese era «la bestia di malaugurio per eccellenza», e in Friuli vederlo volare alla partenza era di pessimo augurio.</description>
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      <title>Vedere un merlo</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>Nel Bellunese e in Romagna il canto del merlo anticipava la primavera. In Romagna, però, al garzone che cantava la fine dell’inverno il padrone rispondeva di non farsi ingannare: poteva essere un altro uccello.</description>
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      <title>Vedere un’upupa</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Friuli l’upupa era considerata uno degli uccelli più belli della regione, ma anche di cattivo augurio per il suo verso lugubre. Sugli alpeggi, sentirla tre sere di seguito faceva temere per le mucche.</description>
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      <title>Il cornetto rosso portafortuna</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>A Roma, contro il malocchio, si portavano addosso cornetti di corallo, meglio se trovati per strada o ricevuti in regalo. In Sicilia piccoli corni di corallo pendevano dalle catene degli orologi e dal collo dei neonati.</description>
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      <title>Venerdì 17</title>
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      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 13:22:31 +0000</pubDate>
      <description>In Italia, più del venerdì 13, si teme tradizionalmente il venerdì 17. In Sicilia, scriveva Pitrè, il 17 «suona disgrazia»: c’era chi non abitava volentieri al civico 17 e chi, nelle lettere, ometteva la data.</description>
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