Occhio che balla
In Abruzzo l’occhio sinistro che batteva era indizio di una disgrazia vicina, mentre a Roma voleva dire che qualcuno parlava di te. Un detto abruzzese lasciava però aperta una terza via: la buona speranza.
Questa pagina descrive solo credenze popolari. Se la sensazione si ripete o ti preoccupa, rivolgiti a un medico.
Che cosa può significare
Il detto abruzzese è una piccola rima con un bivio: «Occhie ritte, cor afflitte; occhie manghe, core franghe, o bbòna speranze». L’occhio destro porta un cuore afflitto, il sinistro un cuore spezzato oppure, all’ultimo momento, una buona speranza. Quella «o» finale cambia tutto. La rima stessa, del resto, non chiude sul cuore spezzato: lascia l’ultima parola alla speranza, detta sottovoce.
A seconda di come l’hai visto
Occhio destro
Per la rima abruzzese l’occhio destro che batteva portava un cuore afflitto. Se ti capita in un periodo pesante, può essere il pretesto per riconoscere quanto stai portando sulle spalle, più che un annuncio.
Occhio sinistro
In Abruzzo era indizio di disgrazia vicina, ma la stessa rima chiudeva con la buona speranza. Puoi scegliere su quale metà fermarti, sapendo che nemmeno la tradizione aveva deciso.
Mentre parli con qualcuno
Per i romani, l’occhio che batteva significava che in quel momento eri sulla bocca di qualcuno. Se succede durante una conversazione, la coincidenza fa sorridere: forse l’argomento sei proprio tu.
Perché succede in natura
Un leggero battito involontario della palpebra è una sensazione che molte persone conoscono. Le credenze di Abruzzo e di Roma lo leggono soltanto come un presagio, senza cercarne una spiegazione fisica.
Che cosa dicono le credenze popolari
Abruzzo
In Abruzzo si diceva che l’occhio sinistro che batteva fosse indizio di prossima disgrazia. Altri ripetevano: «Occhie ritte, cor afflitte; occhie manghe, core franghe, o bbòna speranze».
Fonte: Gennaro Finamore, Tradizioni popolari abruzzesi, vol. II (1894), p. 222. Vedi la pagina
Roma
A Roma si diceva che, quando si sentiva sbattere un occhio, qualcuno stesse parlando di te.
Fonte: Giggi Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma (1908), p. 153. Vedi la pagina
Per riflettere
Quale attesa di questo periodo stai leggendo solo come timore, dimenticando la seconda possibilità?