Starnutire
Nella penisola sorrentina a chi starnutiva si augurava felicità, con un «Viva!» o un «Felicità!», e si rispondeva «Grazie!» o «Santo e viecchio!». Nel Canavese, invece, certi starnuti del mattino erano un cattivo presagio.
Questa pagina descrive solo credenze popolari. Se la sensazione si ripete o ti preoccupa, rivolgiti a un medico.
Che cosa può significare
La risposta sorrentina allo starnuto è bellissima: a chi augurava «Viva!» si poteva rispondere «Santo e viecchio!», che sembra ricambiare con una vita lunga e buona. Uno scambio di poche parole diventa così un augurio che va e torna. Ogni «Salute!» detto a uno sconosciuto in treno è l’ultimo erede di quello scambio: un piccolo dono verbale che passa di bocca in bocca senza che nessuno ci faccia caso.
A seconda di come l’hai visto
In mezzo alla gente
Oggi in Italia a chi starnutisce si dice soprattutto «Salute!»; nella penisola sorrentina dell’Ottocento si diceva «Viva!» o «Felicità!». Cambiano le parole, resta l’attenzione rivolta a chi ci sta accanto.
Al mattino, prima di mangiare
Nel Canavese certi starnuti, specialmente al mattino a digiuno, erano considerati di cattivo augurio. Uno starnuto al risveglio, oggi, racconta più della stanza fredda o della luce improvvisa che della giornata che verrà.
Uno starnuto dopo l’altro
Nella penisola sorrentina circolava una spiegazione: l’augurio «Dio t’aiuti!» sarebbe nato da un’antica epidemia scoppiata a Roma, in cui la gente moriva starnutendo. È una storia popolare più che storica, ma spiega perché uno starnuto non sia mai stato soltanto uno starnuto.
Perché succede in natura
Lo starnuto è un riflesso con cui il naso espelle polvere e altre sostanze irritanti. Alcune persone starnutiscono anche passando bruscamente dal buio a una luce intensa. Non si controlla facilmente, e per questo coglie di sorpresa chi lo fa e chi sta intorno.
Che cosa dicono le credenze popolari
Penisola sorrentina
Nella penisola sorrentina a chi starnutiva si augurava felicità. Il popolo diceva che l’uso risalisse a un’epidemia scoppiata a Roma, forse nel 591, in cui si moriva starnutendo: da qui l’augurio «Dio t’aiuti!», cioè che Dio ti scampi dalla morte.
Fonte: Gaetano Amalfi, Tradizioni ed usi nella penisola sorrentina (1890), p. 200–201. Vedi la pagina
Penisola sorrentina
Nella penisola sorrentina le formule più comuni per lo starnuto erano «Viva!» o «Felicità!», e chi aveva starnutito rispondeva «Grazie!» oppure «Santo e viecchio!».
Fonte: Gaetano Amalfi, Tradizioni ed usi nella penisola sorrentina (1890), p. 201. Vedi la pagina
Canavese (Piemonte)
Nel Canavese i modi dello starnuto, specialmente al mattino a digiuno, erano tra i segni di sventura e di malanni.
Fonte: Gaetano Di Giovanni, Usi, credenze e pregiudizi del Canavese (1889), p. 123. Vedi la pagina
Per riflettere
Quale formula di cortesia ripeti ogni giorno senza pensarci, e che cosa vorrebbe dire se la pronunciassi sul serio?