Everyday Omens

Avere il singhiozzo

In Abruzzo, quando il singhiozzo veniva a un adulto, si diceva che qualcuno lo stesse nominando. Per scoprire chi fosse si elencavano molti nomi, e l’ultimo della lista indicava la persona giusta.

Questa pagina descrive solo credenze popolari. Se la sensazione si ripete o ti preoccupa, rivolgiti a un medico.

Che cosa può significare

Il gioco abruzzese aveva una logica tutta sua: il singhiozzo era un messaggio, e il mittente si scopriva per tentativi. Si pronunciavano nomi, uno dopo l’altro, finché si arrivava a quello giusto. Al di là del risultato, è l’elenco a essere interessante, perché in quei momenti affiorano le persone che abitano davvero i nostri pensieri: chi potrebbe parlarci con affetto, chi con qualche rancore, chi semplicemente ci aspetta. Un sobbalzo del respiro diventava così l’occasione per passare in rassegna i propri legami, quasi senza accorgersene.

A seconda di come l’hai visto

A tavola, in compagnia

Quando il singhiozzo arriva durante un pranzo con altri, il gioco dei nomi può diventare collettivo: ognuno propone qualcuno. È un modo leggero di parlare degli assenti, di chi manca a quella tavola e forse, proprio in quel momento, sta pensando a chi c’è.

La filastrocca di Vasto

A Vasto si mandava il singhiozzo al pozzo e alla fontana, perché andasse a rispondere a chi chiamava. L’idea era che quel sobbalzo fosse una chiamata da lontano, e che bastasse indirizzarlo alla persona giusta perché smettesse di bussare.

Nel cuore di chi ti ama

A Roma una filastrocca mandava il singhiozzo «ner core de chi m’ama»: se quella persona amava davvero, se lo teneva; altrimenti il singhiozzo tornava indietro. Era un piccolo esame d’amore affidato a un sobbalzo, e probabilmente finiva con una risata.

Chi nomina per male

A Roccascalegna la filastrocca distingueva chi nominava per bene da chi nominava per male, e a quest’ultimo augurava di restare senza fiato. Per una volta, il respiro corto sarebbe toccato a qualcun altro.

Perché succede in natura

Il singhiozzo capita a tutti, a ogni età, e arriva quasi sempre senza preavviso, a volte nel mezzo di un pranzo o di una risata. Le filastrocche e i giochi di nomi riportati qui non si occupano del corpo: parlano soltanto di chi, da lontano, pronuncia il tuo nome.

Che cosa dicono le credenze popolari

Abruzzo

In Abruzzo si diceva che il singhiozzo, quando veniva agli adulti, fosse segno che qualcuno li stesse nominando. Per indovinare chi fosse si facevano molti nomi, e l’ultimo nominato era la persona cercata.

Fonte: Gennaro Finamore, Tradizioni popolari abruzzesi, vol. II (1894), p. 205. Vedi la pagina

Roccascalegna (Abruzzo)

A Roccascalegna si recitava al singhiozzo una filastrocca che distingueva chi nominava per bene da chi nominava per male, e a quest’ultimo augurava di restare senza fiato.

Fonte: Gennaro Finamore, Tradizioni popolari abruzzesi, vol. II (1894), p. 205. Vedi la pagina

Vasto (Abruzzo)

A Vasto il singhiozzo veniva mandato al pozzo e alla fontana, con l’invito ad andare a rispondere a chi chiamava.

Fonte: Gennaro Finamore, Tradizioni popolari abruzzesi, vol. II (1894), p. 205. Vedi la pagina

Roma

A Roma una filastrocca mandava il singhiozzo nel pozzo e nella fontana, «ner core de chi m’ama»: se quella persona amava davvero, doveva tenerselo; se no, il singhiozzo tornava indietro.

Fonte: Giggi Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma (1908), p. 23. Vedi la pagina

Per riflettere

Se oggi qualcuno pronunciasse il tuo nome, da chi ti piacerebbe che venisse?