Orecchio che fischia
Un orecchio che fischia, in Abruzzo come a Roma, era l’avviso che altri stavano parlando di te. A Roma il lato decideva il tono: a destra una lingua cattiva, a sinistra una lingua buona.
Questa pagina descrive solo credenze popolari. Se la sensazione si ripete o ti preoccupa, rivolgiti a un medico.
Che cosa può significare
Per chi sentiva fischiare l’orecchio, in Abruzzo, c’era una risposta pronta: mordersi la manica e augurare a chi parlava male di mordersi la lingua. Il gesto non cercava di scoprire chi stesse chiacchierando. Rimandava le parole al mittente e chiudeva lì la faccenda. È un’idea che può servire anche oggi, quando un commento sentito per caso, o soltanto immaginato, rischia di girarti in testa per giorni. Restituire ciò che non ti appartiene e tornare a quello che stavi facendo è già una piccola libertà.
A seconda di come l’hai visto
Orecchio destro
A Roma si diceva «orecchia dritta, lingua trista»: a destra parlava una lingua cattiva. Se ti capita, può essere più utile ripensare a una critica recente che ti ha punto e chiederti se contenga qualcosa da imparare, prima di archiviarla.
Orecchio sinistro
«Orecchia manca, lingua santa»: per i romani il fischio a sinistra veniva da qualcuno che parlava bene di te. Un complimento ricevuto e lasciato cadere troppo in fretta, per imbarazzo o abitudine, merita a volte di essere riascoltato.
Le corna verso l’orecchio
A Lanciano, invece di mordere la manica, si facevano le corna con indice e mignolo puntandole verso l’orecchio che fischiava. Era una difesa tascabile: un modo per non sentirsi senza armi davanti a parole pronunciate lontano, che non si possono sentire.
Perché succede in natura
Molte persone avvertono di tanto in tanto un breve fischio in un orecchio, e lo notano soprattutto in ambienti molto silenziosi. Le credenze raccolte qui non ne danno una spiegazione fisica: parlano soltanto degli altri e delle loro parole.
Che cosa dicono le credenze popolari
Abruzzo
A Lanciano, a Vasto e ad Atri si diceva che il fischio alle orecchie avvertisse che qualcuno stava parlando male. A Chieti ci si mordeva la manica dell’abito augurando a chi parlava male di mordersi la lingua.
Fonte: Gennaro Finamore, Tradizioni popolari abruzzesi, vol. II (1894), p. 222. Vedi la pagina
Lanciano (Abruzzo)
A Lanciano, contro chi parlava male, si facevano le corna con l’indice e il mignolo e le si dirigeva verso l’orecchio che fischiava.
Fonte: Gennaro Finamore, Tradizioni popolari abruzzesi, vol. II (1894), p. 222. Vedi la pagina
Roma
A Roma, quando fischiavano le orecchie, si ripeteva: «Orecchia dritta, lingua trista; orecchia manca, lingua santa».
Fonte: Giggi Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma (1908), p. 153. Vedi la pagina
Per riflettere
Quali parole su di te, vere o immaginate, stai ancora portando in giro senza bisogno?