La Candelora e l’inverno
Il 2 febbraio, festa della Candelora, nell’Appennino marchigiano uno sposo esclamava: «La Candelora, dall’inverno semo fuora». A Nicosia, invece, il bel tempo di quel giorno era un cattivo segno.
Che cosa può significare
La Candelora cade il 2 febbraio, più o meno a metà strada tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, e i detti popolari la usavano come un punto di controllo. Nelle Marche si dichiarava l’inverno finito; in Sicilia si guardava il cielo per capire se ne restassero altri quaranta giorni. In entrambi i casi era un giorno per fare il punto, non per chiudere i conti. A metà di qualsiasi percorso può essere utile fare lo stesso: guardare quanta strada si è già fatta, quanta ne manca davvero, e accettare che la risposta dipenda anche dal tempo che farà.
A seconda di come l’hai visto
Una giornata di sole il 2 febbraio
A Nicosia si raccontava che nel giorno della Candelora l’orso si scuotesse e che, se il tempo era bello, sarebbero stati guai: sulla terra si sarebbero sparsi tutti i mali. Meglio, quel giorno, un cielo brutto.
Lampi e tuoni a inizio febbraio
A Naso la formula era chiara: se alla Candelora non lampeggiava e non tuonava, l’inverno era fuori; se invece lampeggiava e tuonava, ne restavano altri quaranta giorni.
Un inverno che non molla
A Nossoria la variante del detto guardava anche al tipo di inverno: se era stato crudele, ce n’era per tutto aprile; se era stato fangoso, «di taju», per tutto maggio.
Perché succede in natura
Il 2 febbraio cade circa a metà tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera: le giornate si sono già allungate di circa un’ora rispetto a dicembre, ma il terreno e il mare hanno perso molto calore e il freddo può durare ancora. Per questo i detti sulla Candelora oscillano tra la fine dell’inverno e il suo ritorno. Il tempo di un solo giorno non dice come saranno le settimane seguenti.
Che cosa dicono le credenze popolari
Appennino marchigiano
Nell’Appennino marchigiano, il giorno della Candelora, uno sposo ripeteva il detto «La Candelora, dall’inverno semo fuora», mentre le merle cantavano la primavera.
Fonte: Caterina Pigorini-Beri, Costumi e superstizioni dell’Appennino marchigiano (1889), p. 12. Vedi la pagina
Naso (Sicilia)
A Naso si diceva che, se il giorno della Candelora non lampeggiava e non tuonava, l’inverno era uscito; se invece lampeggiava e tuonava, ce n’erano ancora quaranta giorni.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 99. Vedi la pagina
Nossoria (Sicilia)
A Nossoria una variante del detto aggiungeva che, se l’inverno non era finito alla Candelora, ne restavano altri quaranta giorni; se era crudele, sarebbe durato tutto aprile e, se era fangoso («di taju»), tutto maggio.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 99. Vedi la pagina
Nicosia (Sicilia)
A Nicosia si diceva che nel giorno della Candelora l’orso si scuotesse, e che, se il tempo era buono, si sarebbero sparsi sulla terra tutti i mali di questo mondo: per questo si desiderava che fosse cattivo.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 99. Vedi la pagina
Per riflettere
Se oggi fosse la metà esatta di un tuo inverno, che cosa vorresti aver imparato finora?