Tuoni e temporale
A Noto si diceva che il tuono fosse il nonno che aggiustava le botti, e a Palermo si contavano i battiti del polso tra lampo e tuono. Nelle Marche, all’arrivo della grandine, si gettava nell’aia la catena del camino.
Che cosa può significare
A Noto, quando tuonava, si diceva che il nonno stesse aggiustando le botti. A Vittoria i più istruiti parlavano di due nuvole che si scontravano, a Nossoria di grosse pine di salnitro. Erano spiegazioni diverse, ma tutte facevano la stessa cosa: davano a un rumore enorme una forma conosciuta, un lavoro di cantina o un oggetto da tenere in mano. Chi le raccontava ai bambini non negava il temporale: lo rendeva abbastanza piccolo da stare in una cucina. È un’arte che serve ancora, ogni volta che bisogna parlare a qualcuno di una cosa che spaventa senza aggiungere altra paura.
A seconda di come l’hai visto
Contare tra lampo e tuono
A Palermo, per misurare il cammino del tuono, si tastava il polso appena si vedeva il lampo: ogni battito valeva un miglio. Il metodo di oggi è simile: si contano i secondi, e ogni tre secondi circa il temporale è un chilometro più lontano.
Gli orecchini e le cose che «attirano»
Per i siciliani oro, argento, rame, lumi accesi e perfino i gatti attiravano il tuono, e al primo lampo le donne si toglievano gli orecchini. Il timore era comprensibile, ma durante un temporale i rischi maggiori vengono dagli spazi aperti, dagli alberi isolati e dai punti alti.
La catena del camino nell’aia
Nelle campagne marchigiane, quando la grandine minacciava il raccolto, si buttava la catena del camino in mezzo all’aia e si gettavano fuori pizzichi di sale. Erano i gesti di chi poteva solo aspettare, con il lavoro di un anno esposto al cielo.
Le «saette» di pietra
Scavando nei campi, i contadini marchigiani trovavano a volte antiche punte di freccia in pietra e le conservavano in casa, convinti che fossero saette cadute dal cielo e che tenessero lontani i fulmini. Erano strumenti preistorici: chi li raccoglieva teneva in mano un pezzo di storia molto più antico di quanto immaginasse.
Perché succede in natura
Il tuono è il rumore del fulmine: la scarica riscalda l’aria lungo il suo percorso in una frazione di secondo, e l’aria, dilatandosi di colpo, produce l’onda sonora. La luce arriva quasi subito, mentre il suono viaggia a circa 340 metri al secondo: per questo si vede il lampo prima di sentire il tuono, e il ritardo dice quanto sia lontano il temporale.
Che cosa dicono le credenze popolari
Sicilia
In Sicilia le spiegazioni del tuono erano molte: a Vittoria i più sapienti dicevano che nasceva dall’incontro di due nuvole, a Nossoria che i tuoni erano grosse pine di salnitro, a Noto che il nonno stava aggiustando le botti.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 58. Vedi la pagina
Palermo
A Palermo, per misurare il corso del tuono, si tastava il polso al momento del lampo: ogni battuta del polso corrispondeva a un miglio percorso dal tuono.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 58. Vedi la pagina
Sicilia
In Sicilia si credeva che oro, argento, rame, lumi accesi, gatti e animali da soma attirassero il tuono: al primo lampo li si chiudeva al riparo, e le donne si affrettavano a togliersi gli orecchini.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 58–59. Vedi la pagina
Marche
Nelle campagne marchigiane, mentre la grandine minacciava, si gettava la catena del camino in mezzo all’aia e si spargevano fuori pizzichi di sale; le antiche punte di freccia in pietra si conservavano in casa, credute saette cadute, contro i fulmini.
Fonte: Domenico Spadoni, Alcune costumanze e curiosità storiche marchigiane (1899), p. 44. Vedi la pagina
Abruzzo
In Abruzzo la nuvola del temporale riceveva nomi come «Maledizione», «Cosa trista» o «Porcheria», e in qualche luogo ci si toglieva le scarpe per scagliarle contro il nembo.
Fonte: Gennaro Finamore, Credenze, usi e costumi abruzzesi (1890), p. 26. Vedi la pagina
Per riflettere
Con quali parole racconteresti un temporale a un bambino che ha paura?