Trovare una tartaruga
In Sicilia la tartaruga era un genio tutelare della casa e poche famiglie del popolo ne erano prive: sotto quella forma, si diceva, poteva nascondersi la fortuna in persona.
Che cosa può significare
A Borgetto si raccontava una favola: la tartaruga faceva la levatrice e, chiamata a un parto, impiegò ventun anni per arrivare. Giunse proprio mentre la folla festeggiava il figlio di quella donna, appena diventato prete, e fu travolta e rovesciata. Se la prese con la fretta, che l’aveva cacciata in quella confusione. Nella favola la tartaruga non sbaglia per lentezza, ma perché si mette a correre proprio quando ormai è tardi.
A seconda di come l’hai visto
In mezzo a una strada di campagna
Le tartarughe terrestri attraversano le strade in primavera, quando si risvegliano e cercano un compagno o un posto per deporre le uova. Vederne una sul ciglio mette alla prova la pazienza di chi passa: è un animale che non si lascia mettere fretta.
Trovata in giardino
A volte è una tartaruga domestica scappata da un giardino vicino. In Sicilia la si portava in casa e la si nutriva con cura: a Pietraperzia la chiamavano «figlia dei mietitori», perché erano loro a trovarla nei campi e a portarla a casa.
Chiusa nel guscio
Quando ha paura, la tartaruga ritira testa e zampe nel guscio e aspetta. Non scappa: resiste. È un modo diverso di affrontare un pericolo, che a volte funziona meglio della fuga.
Perché succede in natura
In Italia vive allo stato selvatico la testuggine di Hermann (Testudo hermanni), oggi protetta; molte tartarughe trovate in giardino sono però animali domestici fuggiti. Si nutrono di erbe e frutti, d’inverno vanno in letargo e possono vivere molti decenni.
Che cosa dicono le credenze popolari
Sicilia
In Sicilia la tartaruga era considerata un genio tutelare della casa, e poche case del popolo ne erano prive: sotto quella forma, si diceva, si nascondeva spesso la fortuna in persona, che portava ogni bene e faceva perfino trovare tesori.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 348. Vedi la pagina
Sicilia
A Palermo si diceva che a chi uccideva una tartaruga sarebbero piovuti addosso tutti i mali di questa terra; a Pietraperzia la si chiamava figlia dei mietitori, perché erano loro a cercarla e a portarla in casa.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 348. Vedi la pagina
Borgetto (Sicilia)
A Borgetto si raccontava che la tartaruga, levatrice, impiegò ventun anni per raggiungere una partoriente e arrivò mentre la folla festeggiava il figlio diventato prete: travolta e rovesciata, maledisse la fretta che l’aveva portata lì.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 348–349. Vedi la pagina
Per riflettere
Dove stai correndo verso un appuntamento già passato, e dove invece il tuo passo lento è quello giusto?