Donnola che attraversa la strada
Nel Bellunese la donnola andava chiamata «bella donnola», altrimenti si vendicava. In Romagna, quando minacciava i pulcini, la massaia batteva due ferri e le recitava una filastrocca per mandarla dalla vicina.
Che cosa può significare
La formula romagnola raccolta da Placucci è di una sincerità disarmante. Quando la donnola minacciava i pulcini, la massaia, a mezz’ora di notte, batteva insieme due ferri e, arrivata al confine con la vicina, la pregava di andare a mangiare i pulcini dell’altra, promettendole in cambio rocca e fuso. Per completare l’inganno si portavano i gusci delle uova nel cortile accanto. È un ritratto onesto di una tentazione comune: davanti a un guaio, sperare che tocchi a qualcun altro. La donnola, intanto, andava dove c’era da mangiare, senza badare ai confini.
A seconda di come l’hai visto
Attraversa la strada di corsa
La donnola è piccola, lunga e velocissima: attraversa la strada in un lampo, a balzi, e sparisce in un fosso. Per i friulani cavalli, muli e buoi, vedendola, si spaventavano tanto da darsi alla fuga.
Chiamarla «bella»
Nel Bellunese i contadini leggevano nel suo nome un diminutivo di «donna» e le attribuivano grazia e malizia femminili. Bisognava chiamarla «bella donnola»: così diventava buona e mite; altrimenti si vendicava, bucando le casse della biancheria.
Ritta sulle zampe posteriori
Capita di vederla fermarsi di colpo e alzarsi sulle zampe posteriori, il muso teso a guardarsi intorno, prima di ripartire a balzi. È il suo modo di controllare il terreno, e uno dei pochi momenti in cui la si vede davvero ferma.
In montagna, vicino alle malghe
Sulle malghe friulane, quando una mucca precipitava, non era raro sentir dire che aveva visto la donnola. Uno spavento improvviso, su un pendio ripido, poteva bastare davvero.
Perché succede in natura
La donnola (Mustela nivalis) è il più piccolo carnivoro europeo: lunga una ventina di centimetri, ha il corpo sottile che le permette di inseguire i topi dentro le loro gallerie. È attiva di giorno e di notte e si muove a scatti. Vive in campagna, ai margini dei boschi e vicino alle case rurali.
Che cosa dicono le credenze popolari
Belluno (Veneto)
Nel Bellunese il nome della donnola si interpretava come un diminutivo di donna: se la si chiamava «bella donnola» diventava buona e mite, altrimenti si vendicava, nuoceva col soffio e bucava le casse della biancheria.
Fonte: Angela Nardo Cibele, Zoologia popolare veneta, specialmente bellunese (1887), p. 59. Vedi la pagina
Friuli
In Friuli si diceva che cavalli, muli, asini e buoi, vedendo la donnola, si spaventassero tanto da darsi a una fuga disperata; quando sulle malghe precipitava una mucca, se ne dava non di rado la colpa all’averla vista.
Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 251. Vedi la pagina
Romagna
In Romagna, quando la donnola minacciava i pulcini, la massaia a mezz’ora di notte batteva due ferri e, al confine con la vicina, le recitava una filastrocca perché andasse a mangiare i pulcini dell’altra, promettendole rocca e fuso.
Fonte: Michele Placucci, Usi e pregiudizj dei contadini della Romagna (1818), a cura di G. Pitrè (1885), p. 154–155. Vedi la pagina
Romagna
In Romagna, per ingannare la donnola, la massaia portava al più presto i gusci delle uova da cui erano nati i pulcini nella casa dei vicini, perché la donnola credesse che i polli fossero là.
Fonte: Michele Placucci, Usi e pregiudizj dei contadini della Romagna (1818), a cura di G. Pitrè (1885), p. 155. Vedi la pagina
Per riflettere
Quando un problema bussa alla tua porta, ti capita di sperare che vada a bussare altrove?