Vedere un riccio
In Friuli il riccio era l’emblema dell’uomo caparbio e intrattabile, ma lo si teneva volentieri in casa e nell’orto contro blatte e lumaconi. In Abruzzo la sua mascella era tra gli amuleti dei bambini.
Che cosa può significare
A Palermo si diceva «fari comu lu rizzu», fare come il riccio, di chi cominciava con maniere sommesse e finiva per impadronirsi di tutto, o per maltrattare chi gli aveva fatto un favore. È il ritratto di un ospite che entra in punta di zampe e poi allarga gli aculei. Altrove il riccio aveva una fama diversa: in Friuli lo si accoglieva apposta nell’orto, perché ripulisse le aiuole. Vederne uno che attraversa il giardino di sera può far pensare alle cose arrivate piano nella tua vita (un impegno, un’abitudine, una persona) e al posto che occupano adesso.
A seconda di come l’hai visto
Di sera, in giardino
Il riccio esce al tramonto e gira per tutta la notte in cerca di insetti, lombrichi e lumache. Si muove fiutando il terreno e sbuffa rumorosamente tra le foglie secche, tanto da sembrare un animale molto più grande.
Chiuso a palla
Quando si sente minacciato si arrotola, nascondendo testa e zampe sotto circa seimila aculei. A Palermo, se se ne prendeva uno e lo si posava a terra in un luogo chiuso, gli si suonava accanto un mortaio di bronzo per farlo girare.
Sulla strada, nei fari
Molti ricci si incontrano così, sull’asfalto delle strade di campagna nelle sere d’estate. Fermarsi e chiudersi a palla protegge il riccio da una volpe, ma non da un’auto: rallentare, dove ci sono siepi e prati, è il modo più semplice per lasciarlo passare.
Perché succede in natura
Il riccio europeo (Erinaceus europaeus) è un mammifero notturno di piccola taglia diffuso in tutta Italia, dalla pianura alla montagna. Ha circa seimila aculei, si nutre di insetti, lombrichi e lumache e d’inverno va in letargo. In Italia è una specie protetta: non si può catturare né tenere in casa.
Che cosa dicono le credenze popolari
Friuli
In Friuli il riccio era tenuto per emblema dell’uomo caparbio e intrattabile; eppure lo si teneva nelle case perché mangiasse le blatte e negli orti perché distruggesse i lumaconi.
Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 278. Vedi la pagina
Palermo
A Palermo, quando si prendeva un riccio e lo si posava a terra in un luogo chiuso, gli si suonava accanto un mortaio di bronzo per farlo girare. «Fari comu lu rizzu» voleva dire cominciare con maniere sommesse e finire per impadronirsi di tutto.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 439. Vedi la pagina
Abruzzo
In Abruzzo, tra gli amuleti appesi ai bambini contro le malie, compariva una mascella di riccio; a Pescina si usava anche una ciocca di peli di riccio, di lupo o di tasso chiusa in un cannello d’argento.
Fonte: Gennaro Finamore, Tradizioni popolari abruzzesi, vol. II (1894), p. 179. Vedi la pagina
Per riflettere
Che cosa è entrato nelle tue giornate in punta di piedi e oggi occupa più spazio di quanto avessi previsto?