Cavalletta in casa
In Sicilia le cavallette si chiamavano «griddi», come i grilli. A Castelbuono se ne prendeva una in mano e le si chiedeva quanto avrebbe dato la vigna, leggendo la risposta nel movimento delle zampe.
Che cosa può significare
A Castelbuono, in Sicilia, si prendeva la cavalletta in mano e le si domandava: «Quanti carichi farà la mia vigna?». Dal movimento delle zampine si ricavava la risposta. È il desiderio antico di sapere in anticipo come andrà un raccolto, quando i grappoli sono ancora verdi. Le zampe della cavalletta, naturalmente, non sapevano nulla della vendemmia: la risposta stava tutta nella fretta di chi chiedeva.
A seconda di come l’hai visto
Verde, sul davanzale
Quello che molti chiamano grillo verde, grande e con antenne lunghissime, è in realtà una tettigonia, parente della cavalletta. Arriva sul davanzale a fine estate, attirato dalla luce. Il nome sbagliato non toglie nulla al piacere della visita.
Ti salta addosso
Il salto della cavalletta è improvviso e potente, spinto dalle zampe posteriori, e atterrare su una persona è solo un errore di traiettoria. Per qualche secondo hai in mano la domanda di Castelbuono: che cosa chiederesti, se potessi?
All’inizio dell’estate
A Roccapalumba il grillo di San Giovanni non si uccideva: lo si custodiva con cura, perché un giorno avrebbe potuto restituire la salute perduta. Prendersi cura di qualcosa per il bene che potrà fare più avanti è una forma di pazienza.
Perché succede in natura
Le cavallette hanno antenne corte e zampe posteriori robuste per saltare; i cosiddetti grilli verdi sono invece tettigonie, con antenne molto lunghe. Diventano adulte tra la tarda primavera e l’autunno e finiscono in casa senza volerlo, attirate dalla luce o portate dal vento.
Che cosa dicono le credenze popolari
Castelbuono (Sicilia)
In Sicilia il nome griddu si dava a tutte le cavallette. A Castelbuono le si prendeva in mano chiedendo: «Quanti carichi farà la mia vigna?», e dal movimento delle zampine si ricavava quante misure avrebbe dato.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 323. Vedi la pagina
Roccapalumba (Sicilia)
A Roccapalumba il grillo di San Giovanni non si uccideva, altrimenti si andava in rovina: lo si custodiva e se ne aveva cura, perché un giorno avrebbe potuto ridare la salute perduta.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 323. Vedi la pagina
Per riflettere
Che cosa vorresti sapere in anticipo, e che cosa cambierebbe davvero se lo sapessi oggi?