Il primo canto del cuculo
In Friuli, al primo canto del cuculo dell’anno, si contavano in fretta le monete che si avevano in tasca: tante se ne sarebbero avute tutto l’anno. In Sicilia, invece, il cuculo era di cattivo augurio come la civetta.
Che cosa può significare
Il cuculo è un uccello che fa contare. In Friuli, al primo canto dell’anno, si contavano le monete che si avevano in tasca, e c’era chi contava i suoi richiami per sapere quanti anni sarebbero passati prima delle nozze, o quanti ne restavano da vivere. Il suo verso, due note ripetute come un orologio, si presta a questo gioco di numeri. Contare, del resto, è un modo antico di dare una forma all’attesa: le monete, gli anni, i richiami. Il cuculo non risponde, ma chi conta scopre almeno che cosa sta aspettando.
A seconda di come l’hai visto
Il primo richiamo di primavera
Il cuculo torna dall’Africa in aprile e il suo canto si sente da lontano nei boschi e nelle campagne. In Friuli bisognava contare subito le monete in tasca: si credeva che, della stessa specie e dello stesso metallo, se ne sarebbero avute almeno altrettante per tutto l’anno.
Contare i richiami
In un processo dell’Inquisizione friulana si legge di una donna di Giassicco che contava quante volte cantava il cuculo, convinta che fossero gli anni che le restavano da vivere. Altri, più allegramente, contavano gli anni che mancavano al matrimonio.
Oggi tutto, domani cuccù
In Sicilia, a chi consumava in un giorno ciò che doveva bastare per molti, si diceva «Oj tuttu e domani canta cuccù»: oggi tutto, e domani canta il cuculo, cioè non resta niente. Lì il cuculo era, come la civetta, un uccello di cattivo augurio.
Un uccello che si fa ospitare
Il cuculo depone le uova nei nidi di altri uccelli, che allevano il piccolo come fosse loro. In Friuli, dell’uomo che andava a vivere nella famiglia della moglie, si diceva che fosse «andato cuculo».
Perché succede in natura
Il cuculo (Cuculus canorus) passa l’inverno a sud del Sahara e ricompare da noi ad aprile. Il maschio ripete il celebre richiamo in due note per farsi sentire da lontano. La femmina non costruisce nidi: depone ogni uovo nel nido di un’altra specie, e il pulcino viene allevato dai genitori adottivi.
Che cosa dicono le credenze popolari
Friuli
In Friuli si credeva che, quando il cuculo cantava per la prima volta nell’anno, chi contava subito le monete che aveva in tasca ne avrebbe avute per tutta l’annata almeno altrettante, della stessa specie e dello stesso metallo.
Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 257. Vedi la pagina
Friuli
In Friuli si credeva che il cuculo predicesse la buona e la cattiva ventura, specie il numero di anni prima del matrimonio; in un antico processo dell’Inquisizione una donna di Giassicco contava i suoi canti come gli anni che le restavano da vivere.
Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 257. Vedi la pagina
Sicilia
In Sicilia il cuculo era, come la civetta, di cattivo augurio; a chi consumava molto in un giorno si diceva «Oj tuttu e domani canta cuccù».
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 392. Vedi la pagina
Abruzzo
In Abruzzo si diceva che la schiuma che si trova sui baccelli delle fave e su altre erbe fosse saliva del cuculo, e che da quella saliva nascessero le cicale.
Fonte: Gennaro Finamore, Tradizioni popolari abruzzesi, vol. II (1894), p. 235. Vedi la pagina
Per riflettere
Che cosa stai contando in questo periodo, e quale attesa c’è dietro quel conto?