Everyday Omens

Vedere un corvo

Per i siciliani il corvo era diventato nero a forza di pensare ai fatti degli altri. Nel Bellunese era «la bestia di malaugurio per eccellenza», e in Friuli vederlo volare alla partenza era di pessimo augurio.

Che cosa può significare

Un modo di dire siciliano spiega il colore del corvo così: «Pri li troppi pinseri anniricau lu corvu», per i troppi pensieri diventò nero. E Pitrè precisa che erano pensieri sui fatti altrui. È un ritratto ironico di come ci si consuma a occuparsi delle vite altrui. Un corvo appollaiato che osserva il via vai della strada ne è quasi una caricatura: occhi ovunque, tranne che su di sé.

A seconda di come l’hai visto

Una cornacchia in città

La cornacchia grigia è il corvide più comune nelle città italiane: cammina sui prati, rovista nei cestini, osserva. A Francofonte si guardava da che parte voltava lo stormo: a destra annata buona, a sinistra cattiva.

Vola sopra di te mentre parti

In Friuli era di pessimo augurio vedere un corvo in volo quando ci si metteva in viaggio, e peggio ancora a capodanno o il giorno delle nozze. Le cornacchie, del resto, cercano cibo lungo le strade e i campi: vederne passare una alla partenza è più probabile di quanto sembri.

Gracchia prima della pioggia

Una leggenda bellunese narra che corvi e rane non aiutarono il Signore a fare le fontane, e per questo possono bere solo l’acqua piovana: quando sta per piovere gridano con il becco all’insù. È un modo di spiegare un comportamento con una storia di aiuti mancati.

Perché succede in natura

In Italia si incontrano soprattutto la cornacchia grigia e la cornacchia nera, mentre il corvo imperiale vive in montagna e nelle zone rocciose. Sono uccelli molto intelligenti, capaci di riconoscere le persone e di risolvere problemi. Vivono a lungo, ma non i cento anni delle vecchie credenze.

Che cosa dicono le credenze popolari

Sicilia

In Sicilia si diceva che il corvo fosse nero per i troppi pensieri che ebbe sui fatti altrui: «Pri li troppi pinseri anniricau lu corvu».

Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 391. Vedi la pagina

Ciminna (Sicilia)

A Ciminna si raccontava che il corvo fu maledetto da Dio perché, mandato fuori dall’arca durante il diluvio, non tornò, essendosi fermato a mangiare carne d’asino.

Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 390. Vedi la pagina

Francofonte (Sicilia)

A Francofonte, quando uno stormo di cornacchie piegava a destra in volo era augurio di buona annata, quando piegava a sinistra di cattivo raccolto.

Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 390. Vedi la pagina

Belluno (Veneto)

Nel Bellunese il corvo era la bestia di malaugurio per eccellenza, e a chi raccontava disgrazie si diceva «sei il corvo del malaugurio»; si credeva anche che vivesse cento anni.

Fonte: Angela Nardo Cibele, Zoologia popolare veneta, specialmente bellunese (1887), p. 55–56. Vedi la pagina

Friuli

In Friuli i corvi portavano sfortuna: era di pessimo augurio vederne volare uno quando si partiva per un viaggio, e peggio ancora a capodanno o nel giorno delle nozze.

Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 257. Vedi la pagina

Per riflettere

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