Vedere un lupo
Secondo i siciliani, se il lupo vedeva per primo una persona, questa perdeva la voce; se era l’uomo ad accorgersi prima del lupo, non succedeva nulla. Oggi in Italia i lupi sono tornati, ma di solito evitano l’incontro.
Che cosa può significare
Nell’incontro con il lupo, racconta Pitrè, i siciliani badavano a una cosa sola: chi vedeva chi per primo. Se era il lupo ad accorgersi per primo, l’uomo, si credeva, perdeva la voce, tanto che di una persona rauca si diceva «Lu vitti lu lupu», l’ha visto il lupo. Se era l’uomo a vederlo prima, la voce restava. È un’immagine efficace di ciò che succede davanti a un imprevisto: le parole mancano proprio quando servono. Le tradizioni italiane davano al lupo volti diversi, dalla belva delle fiabe venete all’animale da cui ricavare coraggio. Vederne uno da lontano, oggi, è un incontro raro, che di solito lascia muti più per la meraviglia che per la paura.
A seconda di come l’hai visto
Da lontano, al margine di un bosco
Un lupo che attraversa un prato all’alba e sparisce tra gli alberi è un incontro che molti escursionisti raccontano per anni. Di solito è lui ad accorgersi per primo della persona e ad allontanarsi senza cercare il contatto.
Proprio mentre se ne parla
Un proverbio siciliano diceva che, quando si parlava del lupo, se ne vedeva la coda: è il nostro «lupus in fabula». Capita anche con le persone, che si affacciano alla porta proprio mentre le si nomina.
L’ululato nella notte
In montagna capita di sentire i lupi ululare di notte, a volte in coro. L’ululato serve al branco per ritrovarsi e per far sapere agli altri branchi che quel territorio è occupato, e nelle notti tranquille si sente a chilometri di distanza.
Le scarpe di lupo
I siciliani attribuivano alla pelle di lupo il potere di rendere forte e coraggioso chi la portava, e ne ricavavano scarpe per i bambini, perché crescessero audaci e pronti alle zuffe.
Perché succede in natura
Il lupo è tornato a diffondersi lungo l’Appennino e sulle Alpi: secondo il monitoraggio nazionale dell’ISPRA, con dati raccolti nel 2020 e nel 2021, in Italia vivono oltre tremila lupi. È un animale schivo, attivo soprattutto nelle ore buie e alle prime luci, che di norma evita le persone.
Che cosa dicono le credenze popolari
Sicilia
Nella credenza siciliana, se il lupo vedeva per primo un uomo, questi perdeva la voce o restava intontito, e di chi era rauco si diceva «Lu vitti lu lupu»; se invece era l’uomo a vederlo per primo, la voce non si perdeva.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 463. Vedi la pagina
Sicilia
Per i siciliani la pelle del lupo rendeva forte e coraggioso chi la portava, e con essa si facevano scarpe ai fanciulli perché crescessero audaci.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 463–464. Vedi la pagina
Salaparuta e Francofonte (Sicilia)
A Salaparuta si raccontava che una pelle di lupo, messa all’aperto dove si suonavano tamburi o tamburelli, li facesse rompere; a Francofonte, invece, si sosteneva che al rullo del tamburo il lupo fuggisse.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 464. Vedi la pagina
Baucina (Sicilia)
A Baucina chi dormiva in campagna coperto da un pezzo di albagio, il ruvido panno detto «abbràciu», era ritenuto al sicuro: il lupo lo toccava appena e se ne andava.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 465. Vedi la pagina
Veneto
Le vecchie fiabe veneziane erano piene del terrore del lupo affamato; in quei racconti il lupo entrava di notte in una casetta dicendo «Din, din, din, din, me sa da cristianin».
Fonte: Angela Nardo Cibele, Zoologia popolare veneta, specialmente bellunese (1887), p. 92. Vedi la pagina
Per riflettere
Quando qualcosa ti coglie alla sprovvista, che cosa ti aiuta a ritrovare le parole?