Essere in 13 a tavola
Per i romani, se si mangiava in tredici, entro l’anno uno dei commensali sarebbe morto. In Sicilia, quando il conto dava tredici, si cercava subito qualcuno in più per rompere il numero.
Che cosa può significare
La credenza dei tredici a tavola aveva una via d’uscita semplice, e la ricordano sia Pitrè sia Gigli: se non si poteva togliere un commensale, se ne aggiungeva uno. In Sicilia si cercava un quattordicesimo per cancellare il numero sgradito. A Bari, pochi anni dopo il 1870, due giovani uscirono in strada e portarono a tavola un prete di passaggio che nessuno conosceva. Una superstizione nata dalla paura finiva così per fare posto a uno sconosciuto.
A seconda di come l’hai visto
Contare le sedie prima di cena
Capita ancora che qualcuno, prima di sedersi, conti i commensali e si accorga che sono tredici. In Sicilia si diceva «Tridici nun si cunta», tredici non si conta, perché il tredici era un cattivo numero.
Una disdetta all’ultimo momento
Basta una rinuncia dell’ultimo minuto per ritrovarsi in tredici. Per i romani, in quel caso, entro l’anno sarebbe morto il più piccolo della tavolata o un altro dei commensali.
Il quattordicesimo ospite
A Bari, dopo il 1870, a una cena tra amici un ispettore scolastico contò i presenti e gridò che erano tredici. Due giovani uscirono e trascinarono dentro un povero prete che passava di lì, e la cena poté cominciare. Gli altri risero, ma l’ispettore faceva sul serio.
Perché succede in natura
Nelle raccolte italiane dell’Ottocento la paura dei tredici a tavola compare a Roma, in Sicilia e in Puglia, e in Sicilia la si legava al ricordo dell’Ultima Cena. Il numero dei commensali non ha alcun potere su ciò che accade poi: in un gruppo numeroso, il conto esatto è spesso il risultato di disdette e aggiunte dell’ultimo momento.
Che cosa dicono le credenze popolari
Roma
A Roma si diceva che non bisognasse mai mettersi a tavola in tredici, altrimenti entro l’anno sarebbe morto il più piccolo o un altro dei tredici che avevano mangiato insieme.
Fonte: Giggi Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma (1908), p. 95. Vedi la pagina
Sicilia
In Sicilia il 13 era un cattivo numero e si diceva «Tridici nun si cunta»; quando in un convito si era in tredici e non si poteva allontanare nessuno, si cercava un altro invitato per arrivare a quattordici. A Nicosia alcuni credevano che uno dei tredici sarebbe morto.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. IV (1889), p. 274. Vedi la pagina
Terra d’Otranto (Puglia)
In Terra d’Otranto le superstizioni della mensa riguardavano anche il numero dei convitati, che non doveva essere mai di tredici.
Fonte: Giuseppe Gigli, Superstizioni, pregiudizi e tradizioni in Terra d’Otranto (1893), p. 23. Vedi la pagina
Bari
A Bari, pochi anni dopo il 1870, a una cena di amici un ispettore scolastico si accorse che erano in tredici: due giovani uscirono a cercare qualcuno e fecero sedere come quattordicesimo un prete sconosciuto che passava.
Fonte: Giuseppe Gigli, Superstizioni, pregiudizi e tradizioni in Terra d’Otranto (1893), p. 106–107. Vedi la pagina
Per riflettere
Chi potresti aggiungere alla tua tavola, la prossima volta, anche senza un motivo preciso?