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Coltelli incrociati

In Sicilia non si mettevano mai coltelli in croce sulla tavola, a Roma incrociare coltelli o posate portava cattivo augurio, e in Friuli si evitavano le croci di posate e di fuscelli, per non attirare malanni.

Che cosa può significare

La regola delle posate in croce si ritrova uguale in Sicilia, nella Roma di Zanazzo e nel Friuli di Ostermann, come se la tavola italiana avesse un solo codice. Una croce di coltelli lasciata sul piatto è un segno che ferma lo sguardo: due lame che si contrastano, una piccola X alla fine del pasto. Le vecchie credenze la leggevano come un cattivo augurio. Rimettere le posate in ordine prima di alzarsi è un gesto brevissimo, e chiude il pasto senza lasciare nulla di traverso.

A seconda di come l’hai visto

Sul piatto, a fine pasto

Capita di appoggiare coltello e forchetta incrociati senza pensarci. Per il galateo le posate parallele sul piatto dicono che si è finito; nelle tre raccolte citate qui, invece, la croce era semplicemente da evitare.

Due coltelli nel cassetto o sul tagliere

In Friuli la regola valeva per qualunque cosa: due fuscelli, due posate o altro ancora non andavano messi in croce. Era una prudenza estesa a tutti gli oggetti della casa, non solo alla tavola.

Le altre regole della tavola siciliana

In Sicilia sulla tavola non si posavano monete, che indicavano tradimento, né forbici, che suscitavano liti, né ago e filo. E non si facevano mai girare i coltelli, perché ci sarebbe andata di mezzo la propria fortuna.

Perché succede in natura

Il galateo italiano usa la posizione delle posate per comunicare in silenzio: affiancate e parallele sul piatto significano che si è finito, appoggiate ai lati che si è in pausa. Due coltelli incrociati sono instabili e possono scivolare dal piatto.

Che cosa dicono le credenze popolari

Sicilia

In Sicilia sulla tavola non si mettevano mai coltelli in croce, e non si facevano girare i coltelli, perché ci sarebbe andata di mezzo la propria fortuna; non si posavano monete, che indicavano tradimento, né forbici, che suscitavano liti.

Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. IV (1889), p. 343. Vedi la pagina

Roma

A Roma, mentre si stava a tavola, non si dovevano fare croci con i coltelli o con le posate, altrimenti ci si faceva cattivo augurio.

Fonte: Giggi Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma (1908), p. 95. Vedi la pagina

Friuli

In Friuli, per evitare malanni, non si mettevano in croce due fuscelli, due posate o qualunque altra cosa.

Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 693. Vedi la pagina

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