Toccare ferro
In Italia, per scongiurare la sfortuna, non si tocca legno ma ferro. A Isnello, in Sicilia, ci si difendeva così dai malefici, e i bambini romani giocavano ad «attacca-ferro»: chi toccava il ferro non poteva essere preso.
Che cosa può significare
Prima ancora di essere uno scongiuro da adulti, toccare ferro era un gioco da cortile. A Roma lo chiamavano «attacca-ferro»: chi teneva la mano su una serratura, una spranga o una chiave non poteva essere preso, e si diceva che stesse «ar sagro», al sicuro come chi un tempo si rifugiava in una chiesa. In Friuli il gioco si chiamava addirittura «tocco sacro». Il gesto degli adulti conserva qualcosa di quel gioco: finché la mano resta sul ferro, nessuno può prenderti.
A seconda di come l’hai visto
Dopo aver detto «va tutto bene»
Succede soprattutto dopo una buona notizia: la si dice e subito si cerca qualcosa di metallico da toccare, una maniglia, le chiavi, la gamba di una sedia. Una nipote di nonni italiani raccontava che in famiglia si preferiva il ferro al legno perché più forte e più durevole.
Quando si nomina un menagramo
In Sicilia la paura dello iettatore era tale che, scriveva Pitrè, se avesse fatto il nome di uno iettatore famoso, i lettori siciliani avrebbero messo mano a tutte le chiavi e a tutte le catene di casa. Perfino sulla tomba di chi era ritenuto iettatore si invocava il «toccaferro».
Le chiavi in tasca
C’è chi tiene le chiavi di casa a portata di mano anche per questo: sono il ferro più vicino quando serve. A Isnello, a fine Ottocento, toccare ferro era una difesa contro i malefici, insieme a una crocetta di panno rosso cucita dentro la giacca.
Perché succede in natura
Gli scongiuri con il tatto, come toccare ferro o legno, sono gesti rapidi che danno la sensazione di aver fatto qualcosa davanti all’incertezza. In Italia si preferisce il ferro, che per Pitrè era in Sicilia lo scudo più usato contro lo iettatore, in tutte le sue forme. Nei paesi di lingua inglese prevale invece il legno.
Che cosa dicono le credenze popolari
Isnello (Sicilia)
A Isnello, contro i creduti malefici, ci si premuniva toccando ferro, portando cucita all’interno del corpetto o della giacca una crocetta di panno rosso, o tenendo appeso in casa un paio di corna.
Fonte: Cristoforo Grisanti, Usi, credenze, proverbi e racconti popolari di Isnello (1899), p. 138. Vedi la pagina
Sicilia
In Sicilia sulla tomba di chi era stato additato come iettatore, invece del requiem, si invocava il «toccaferro»; e se si fosse nominato uno iettatore celebre, i lettori siciliani avrebbero messo mano a tutte le chiavi e a tutte le catene di casa.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. IV (1889), p. 247. Vedi la pagina
Roma
A Roma i ragazzi giocavano ad «attacca-ferro»: chi toccava un oggetto di ferro, come una serratura o una chiave, non poteva essere preso, e si diceva che stesse «ar sagro», come chi un tempo si rifugiava in un luogo sacro.
Fonte: Giggi Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma (1908), p. 315. Vedi la pagina
Friuli
In Friuli il gioco di «tocco ferro» si chiamava anche «tocco sacro», e Ostermann lo spiegava come un ricordo dell’antico diritto d’asilo delle chiese e dei conventi.
Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 656. Vedi la pagina
Famiglia di origine italiana
Una giovane con i nonni materni italiani raccontava di aver imparato da loro a dire «tocca ferro» e a toccare il metallo invece del legno, perché il ferro è più forte e più durevole.
Fonte: Emma Paige (USC Digital Folklore Archives), tocca ferro: “touch iron” (2019), folklore.usc.edu. Vedi la pagina
Per riflettere
Qual è il tuo punto fermo, il «ferro» che tocchi quando temi di aver parlato troppo presto?