Everyday Omens

Gallo che canta di notte

Per i friulani il canto del gallo interrompeva subito le opere di diavoli e streghe, e un gallo che cantava a ore insolite era un indizio sul tempo dei giorni seguenti. A Roma si contava se cantava un numero pari o dispari di volte.

Che cosa può significare

Nelle storie friulane raccolte da Ostermann il gallo aveva un potere preciso: interrompere. Il suo canto del mattino fermava di colpo le opere di diavoli e streghe, e le streghe che tornavano tardi dalla tregenda, in volo sulla scopa, rischiavano di precipitare se lo sentivano. La tregenda, si diceva, finiva sempre prima che cantasse il gallo. Altrove il suo canto serviva a leggere il tempo o il prezzo del grano, ma l’immagine friulana resta la più forte: un suono che chiude la notte, qualunque cosa vi stia succedendo.

A seconda di come l’hai visto

Molto prima dell’alba

I galli cominciano a cantare anche un paio d’ore prima che faccia giorno: secondo uno studio dell’Università di Nagoya del 2013, a guidarli è un orologio interno, non soltanto la luce. Per questo un canto alle quattro del mattino, d’estate, è già il canto dell’alba.

A un’ora insolita, di sera

Ai galli che cantavano a ore straordinarie i friulani chiedevano notizie del tempo. Un diario del 1767 annota: «Questa sera il gallo di Nodares ha cantato a 3 ore di notte, onde si spera pioggia».

Pari o dispari

A Roma si contavano i chicchirichì: se il gallo cantava un numero dispari di volte, il tempo, si diceva, si sarebbe messo alla pioggia; se pari, sarebbe stato bello. Zanazzo aggiunge che la pioggia dispiaceva ai trasteverini, che passavano gran parte dell’anno per strada.

Perché succede in natura

Il gallo canta per farsi sentire dagli altri maschi e dalle galline, e lo fa soprattutto prima dell’alba, guidato da un orologio biologico interno. In certi momenti anche una luce improvvisa o il canto di un altro gallo possono farlo cantare, e in campagna i galli dei cortili vicini si rispondono a catena.

Che cosa dicono le credenze popolari

Friuli

In Friuli si credeva che il gallo fosse odiato da diavoli e streghe, perché il suo canto mattutino interrompeva subito le loro opere: le streghe che tornavano in ritardo dalla tregenda, sentendolo, rischiavano di precipitare dall’aria.

Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 261. Vedi la pagina

Friuli

Per i friulani i galli che cantavano a ore straordinarie facevano prevedere un mutamento del tempo; un diario del 13 aprile 1767 annota che il gallo di Nodares aveva cantato la sera, «onde si spera pioggia».

Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 76. Vedi la pagina

Roma

I romani sostenevano che, se il gallo cantava un numero dispari di volte, il tempo si sarebbe messo alla pioggia, e se cantava pari sarebbe stato bello.

Fonte: Giggi Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma (1908), p. 98–99. Vedi la pagina

Abruzzo

In Abruzzo il canto dei galli, il chiocciare delle galline e il nitrire dei cavalli a ore insolite erano ritenuti indizi di un terremoto vicino.

Fonte: Gennaro Finamore, Credenze, usi e costumi abruzzesi (1890), p. 18. Vedi la pagina

Sant’Eusanio del Sangro (Abruzzo)

Nel paese di Sant’Eusanio si diceva che, nell’anno, una soma di grano non avrebbe potuto valere più ducati di quante volte il gallo cantava nella notte di Natale, mentre le campane suonavano per la messa.

Fonte: Gennaro Finamore, Credenze, usi e costumi abruzzesi (1890), p. 74. Vedi la pagina

Per riflettere

Quale segnale, nelle tue giornate, ti aiuta a dire che qualcosa è finito e che si può ricominciare?