Everyday Omens

Gufo o civetta vicino a casa

Un proverbio abruzzese voleva che la civetta portasse fortuna alla casa su cui si posava e sventura a quella verso cui guardava. In Sicilia, invece, il suo canto notturno era temuto come annuncio di lutto.

Che cosa può significare

«Beato luogo dove posa, tristo luogo dove mira», ripetevano in Abruzzo. Il proverbio separa due gesti che di solito confondiamo: fermarsi in un posto e tenere gli occhi fissi su un altro. Una civetta sul tetto del vicino che però guarda verso la tua finestra rende visibile questa distanza. Chi abita una casa e sogna di continuo quella accanto vive proprio in quello scarto. A volte la casa giusta è quella su cui siamo già posati, e non ce ne accorgiamo perché guardiamo altrove.

A seconda di come l’hai visto

Una civetta sul tetto o sull’antenna

La civetta (Athene noctua) è piccola, ama tetti, comignoli e ruderi ed è attiva anche al crepuscolo. Vederla ferma sull’antenna è più comune di quanto si pensi: cerca un punto alto da cui cacciare insetti e topolini.

Il canto nel cuore della notte

Nel buio un richiamo sembra vicinissimo, anche quando l’uccello è a decine di metri. In Sicilia quel canto metteva paura. Oggi può essere un invito a notare quanto la notte ingrandisca i suoni, e a rimandare al mattino le decisioni prese sotto il loro effetto.

Il barbagianni chiaro nei fari

Il barbagianni (Tyto alba) appare quasi bianco nella luce dei fari e non fa «uh uh»: emette un soffio stridulo. A Siculiana gli si attribuivano mille anni di vita: una fama curiosa per un uccello che in natura vive di rado più di qualche anno.

Rispondere al suo canto

In Abruzzo, a Torre de’ Passeri, alla civetta che cantava si rispondeva: «Alla padella! Alla pignatta!». Si credeva che tacesse per paura di finire in pentola. Era un modo scherzoso per togliere forza a un suono che inquietava.

Perché succede in natura

Vicino alle case italiane vivono soprattutto la civetta, l’allocco e il barbagianni; il gufo comune preferisce boschetti e filari. Sono rapaci notturni che cacciano roditori e grossi insetti. I loro richiami servono a difendere il territorio e a tenersi in contatto con il compagno, soprattutto in autunno e a fine inverno.

Che cosa dicono le credenze popolari

Abruzzo

In Abruzzo si diceva della civetta: «Beato luogo dove posa, tristo luogo dove mira». Portava fortuna alla casa su cui si posava e disgrazia a quella verso cui guardava; sentirla cantare, invece, non era mai di buon augurio.

Fonte: Antonio De Nino, Usi e costumi abruzzesi, vol. II (1881), p. 154. Vedi la pagina

Sicilia

In Sicilia il canto della civetta, come quello del gufo, era considerato di cattivo augurio: si credeva che preannunciasse la morte di qualcuno.

Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 396. Vedi la pagina

Friuli

In Friuli un barbagianni, un gufo o una civetta inchiodati sull’uscio erano ritenuti capaci di tenere lontane le stregonerie dalla casa.

Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 245. Vedi la pagina

Per riflettere

Dove hai messo radici in questo periodo, e verso che cosa continua a voltarsi il tuo sguardo?