Everyday Omens

Rane che gracidano

In Friuli si diceva «Cuànd che la rane çhante, ploe sigure», quando la rana canta, pioggia sicura, e il verso della raganella era ritenuto un annuncio certo di pioggia vicina. In Sicilia il gracidare delle rane si chiamava «cantari».

Che cosa può significare

Il gracidare delle rane non è mai un assolo. Comincia una voce, ne risponde un’altra, e in pochi minuti lo stagno diventa un coro che si sente da lontano. In Sicilia non si diceva gracidare ma «cantari», e a Palermo le rane verdi erano i «pisci-cantannu», i pesci che cantano. Una storia raccolta da Pitrè racconta di un forestiero, ospite in un convento del Modicano, che tra le meraviglie della Sicilia ricordava proprio quei pesci canterini. Le tradizioni ne facevano un presagio di pioggia, un proverbio o un vanto locale. Ascoltarle da una finestra aperta, d’estate, è ascoltare un luogo che parla tutto insieme.

A seconda di come l’hai visto

Dopo un temporale estivo

Le notti calde e umide, soprattutto dopo la pioggia, sono quelle dei cori più forti: ogni maschio cerca di farsi sentire sopra gli altri. Basta un passo vicino alla riva, o una torcia, perché il coro si interrompa di colpo e riprenda poco dopo.

Una raganella sul balcone

La raganella si arrampica grazie ai polpastrelli adesivi e può comparire tra i vasi del terrazzo, lontano dall’acqua. In Friuli il suo nome, «cràzule», era lo stesso della raganella di legno che i bambini facevano suonare nella Settimana Santa.

Al tramonto, vicino a uno stagno

A Pietraperzia si notava che i discoglossi, piccole rane della Sicilia, non gracidavano mai di giorno ma soltanto all’imbrunire. Molte rane, infatti, cominciano il loro coro quando cala la luce.

Perché succede in natura

A gracidare sono soprattutto i maschi, che richiamano le femmine gonfiando i sacchi vocali e cantano in coro, ciascuno rispondendo agli altri. In Italia la raganella italiana (Hyla intermedia) e le rane verdi sono tra le più rumorose. Cantano soprattutto nelle notti tiepide e umide della bella stagione, in particolare dopo la pioggia.

Che cosa dicono le credenze popolari

Friuli

Un proverbio friulano diceva: «Cuànd che la rane çhante, ploe sigure», quando la rana canta, pioggia sicura.

Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 79. Vedi la pagina

Friuli

In Friuli il gracidare della raganella, detta «cràzule», era ritenuto foriero indubitabile di prossima pioggia.

Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 257. Vedi la pagina

Sicilia

A Palermo le rane verdi si chiamavano «pisci-cantannu», pesci che cantano; si raccontava di un forestiero che, ospite in un convento della Contea di Modica, ricordava proprio quei pesci canterini tra le meraviglie della Sicilia.

Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 364. Vedi la pagina

Sicilia

Un proverbio siciliano diceva: «La giurana si la vistissiru di sita, sempri si nni va unni è nata», anche vestita di seta, la rana torna sempre dove è nata.

Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 365. Vedi la pagina

Per riflettere

In quale coro unisci volentieri la tua voce, e dove preferisci ascoltare in silenzio?