Everyday Omens

Topo in casa

A Roma, un tempo, per liberare la casa dai topi si chiamava il prete a maledirli. In Friuli le invasioni di topi campagnoli erano lette come un castigo. Oggi conviene cercare una spiegazione più vicina.

Che cosa può significare

Davanti ai topi, nelle vecchie raccolte, si cercavano cause grandi: un castigo di Dio, una stregoneria, la benedizione mancata della casa. La spiegazione vera era quasi sempre più piccola e più vicina, come una dispensa aperta o un buco dietro la stufa. Con un topo in casa la domanda più utile resta la più modesta: da quale fessura è entrato. Vale anche per molti altri fastidi: prima di cercare un colpevole lontano conviene guardare vicino.

A seconda di come l’hai visto

Rumori nel soffitto di notte

Il topo si sente prima di vederlo: grattate leggere, piccoli passi sopra la testa, quasi sempre dopo il tramonto. Ascoltare per qualche sera da dove vengono aiuta a capire da quale parte è entrato.

Briciole rosicchiate in dispensa

Un pacco forato o qualche escremento vicino al cibo dicono più di qualsiasi presagio: il topo è entrato perché ha trovato da mangiare. Ciò che attira un ospite indesiderato rivela qualcosa anche delle nostre abitudini.

Un topolino in autunno

Con il primo freddo i topi cercano riparo nelle case, passando anche da aperture piccolissime. Non è un’invasione improvvisa ma un movimento di stagione, prevedibile come le foglie che cadono.

Un topo morto davanti alla porta

Spesso è il regalo di un gatto del vicinato, che caccia anche quando è ben nutrito. Più che un brutto presagio, è il segno che intorno alla casa c’è qualcuno che fa la guardia a modo suo.

Perché succede in natura

Il topo domestico è attivo soprattutto di notte, si muove lungo i muri e riesce a passare da fessure di pochi millimetri. In autunno e in inverno entra più spesso nelle case, attirato dal caldo e dal cibo. Lascia tracce evidenti come escrementi e materiali rosicchiati.

Che cosa dicono le credenze popolari

Roma

A Roma, anticamente, per liberare la casa da scarafaggi, topi, tarli e cimici si chiamava il prete, che in cotta e stola benediva le stanze e maledicendo le bestie le cacciava via.

Fonte: Giggi Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma (1908), p. 157. Vedi la pagina

Friuli

In Friuli, negli anni in cui i topi campagnoli si moltiplicavano, se ne attribuiva la causa a un castigo di Dio o a qualche stregoneria; a Campolaro si celebrò fino al 1852 una messa votiva per la fine di un’antica invasione.

Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 283. Vedi la pagina

Marsala (Sicilia)

Per i bambini di Marsala il topo era un animale benefico, come la coccinella: gli si lasciavano i denti da latte e in cambio arrivavano dolci e monetine.

Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 436. Vedi la pagina

Per riflettere

Quale piccolo problema stai attribuendo a una causa grande, invece di cercare la fessura da cui entra?