Vedere una libellula
Nel Bellunese la libellula aveva due nomi opposti: «cava-oci», perché i bambini temevano che puntasse agli occhi, e «anzoléti del Signor», angioletti del Signore. In Friuli la si credeva capace di accecare i cavalli.
Che cosa può significare
Lo stesso insetto, nelle stesse vallate bellunesi, era chiamato «cava-oci» e «angioletto del Signore». Il primo, secondo Angela Nardo Cibele, poteva venire dagli occhi enormi o dalla paura dei bambini, che la vedevano filare dritta verso il viso; il secondo, che la fonte non spiega, sembra fatto apposta per le ali che brillano come smeraldo. Molte volte il primo nome che diamo a qualcosa di nuovo nasce dallo spavento, e il secondo arriva solo dopo che l’abbiamo guardato meglio: la libellula li ha ricevuti tutti e due nella stessa valle.
A seconda di come l’hai visto
Sospesa sull’acqua
La libellula sa restare ferma a mezz’aria e poi ripartire di colpo in un’altra direzione. Nel Bellunese la chiamavano anche «balanzèla», bilancetta, perché sembra sempre in equilibrio. Un equilibrio che non è immobilità ma continua correzione.
Ti vola dritta incontro
Spesso passa vicinissima al viso e poi devia all’ultimo istante: è lì che nasceva la paura del «cava-oci». In realtà sta cacciando moscerini e zanzare, che afferra in volo con virate improvvise.
Entrata in casa per errore
Se entra da una finestra si agita contro il vetro, perché cerca la luce. Fuori dal suo ambiente perde tutta la sua grazia. È un’immagine semplice di quanto conti il posto giusto per mostrare ciò che si sa fare.
Perché succede in natura
Le libellule hanno occhi enormi, formati da migliaia di piccole unità, e cacciano in volo altri insetti. Le larve vivono in acqua per mesi o anni prima di trasformarsi in adulti. Non pungono e non hanno veleno: per le persone sono innocue.
Che cosa dicono le credenze popolari
Belluno (Veneto)
Nel Bellunese la libellula era detta cava-oci, forse per i suoi occhi grandissimi o per la convinzione dei bambini che puntasse dritta agli occhi per cavarli; la chiamavano anche anzoléti del Signor e balanzèle.
Fonte: Angela Nardo Cibele, Zoologia popolare veneta, specialmente bellunese (1887), p. 46. Vedi la pagina
Friuli
In Friuli si credeva davvero che le libellule, chiamate in italiano cavalocchi, avessero la tendenza ad accecare i cavalli.
Fonte: Valentino Ostermann, La vita in Friuli: usi, costumi, credenze, pregiudizi e superstizioni popolari (1894), p. 282. Vedi la pagina
Per riflettere
Che nome hai dato a qualcosa di nuovo nella tua vita, e quel nome viene dalla paura o dalla meraviglia?