Scarafaggio in casa
In Sicilia lo scarafaggio era considerato un’immagine del diavolo. Si credeva anche che le scope nuove usate in agosto, il mese in cui non andavano comprate, riempissero la casa di scarafaggi.
Che cosa può significare
In Sicilia lo scarafaggio aveva una pessima fama: Pitrè scrive che era considerato, in genere, un’immagine del diavolo. Eppure a Noto lo chiamavano «jaddinedda», gallinella, un nome quasi affettuoso per un animale così poco amato. Chi ne sorprende uno in cucina, accendendo la luce di notte, vede soltanto un attimo di una vita che si svolge quasi tutta nascosta nelle fessure. Le tradizioni lo collegavano ora al diavolo, ora alle scope comprate nel mese sbagliato. La sua comparsa può essere l’occasione per chiederti che cosa, in casa o nelle tue giornate, resti di solito fuori dalla vista.
A seconda di come l’hai visto
Di notte, quando accendi la luce
Gli scarafaggi escono soprattutto al buio, in cerca di briciole e di acqua, e corrono a nascondersi appena si accende la luce. Per questo li si incontra quasi sempre di sfuggita, sul pavimento della cucina o vicino al lavandino.
Dopo aver comprato una scopa nuova
In Sicilia le scope di casa non si compravano in agosto, e chi le usava proprio in quel mese rischiava, nella versione più mite della credenza, di riempire la casa di scarafaggi. Qualunque altro mese andava bene.
Vicino agli scarichi
La blatta orientale, scura e lenta, preferisce cantine, tombini e locali umidi; la blattella germanica, piccola e chiara, vive nelle cucine vicino al calore degli elettrodomestici. Riconoscerle aiuta a capire da dove arrivano.
Perché succede in natura
Le specie più frequenti nelle nostre case sono la blattella germanica, piccola e di colore bruno chiaro, e la blatta orientale, più grande e scura. Sono insetti notturni che di giorno restano nelle fessure, vicino a calore, acqua e cibo: per questo si vedono in cucina, nei bagni e nelle cantine.
Che cosa dicono le credenze popolari
Sicilia
In Sicilia lo scarafaggio era considerato, in genere, un’immagine del diavolo; a Noto, però, lo si chiamava «jaddinedda», gallinella.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 325. Vedi la pagina
Sicilia
Nella sua voce sullo scarafaggio Pitrè riporta una storia siciliana: la massaia che setacciava la farina il primo di maggio, aiutando così a scacciare i diavoli sparsi per l’aria, per opera del diavolo, trovava poi per tutto l’anno la farina piena di piccoli scarabei, ogni volta che setacciava.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. III (1889), p. 325. Vedi la pagina
Sicilia
I siciliani raccomandavano di non comprare le scope di casa in agosto e, se comprate, di non usarle in quel mese, perché la morte avrebbe «spazzato» la famiglia; nella versione meno funesta, le scope nuove avrebbero portato molti scarafaggi.
Fonte: Giuseppe Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano, vol. IV (1889), p. 323. Vedi la pagina
Per riflettere
Quale piccolo fastidio di questi giorni potrebbe mostrarti soltanto la punta di qualcosa di più grande?